Buon Natale a tutti voi

«Quella notte le stelle brillavano in un cielo limpido. Sulla collina di Betlemme tutte le luci erano spente, ma nella vallata ardevano, rossi, i nostri fuochi. Avevamo bisogno di scaldarci perché faceva freddo. Le nostre pecore si addossavano le une sulle altre, col muso nascosto per dormire. Nel cuore della notte, il fuoco cominciò a crepitare come se qualcuno vi avesse gettato un fascio di legni secchi.

Allora le pecore si agitavano, alzando i musi in aria, e belavano, forse sentivano la vicinanza di un lupo, pensai, ma mi sbagliavo. Cercai il bastone e mi alzai. I cani giravano su se stessi e guaivano.

Avranno paura anche loro, pensai. Ma il mio cuore, invece di battere veloce per la paura, strano … sussultava quasi di gioia. Sembrava che l’aria fosse diventata tutta luminosa.

E, a un tratto, apparve in cielo una creatura così bella e luminosa che ne provammo quasi paura.

“Non temete, ci disse, io vi annunzio una grande gioia destinata a tutto il popolo. Oggi vi è nato un Salvatore, nella città di Davide. E questo sia per voi il segnale: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”.

Non aveva ancora finito di parlare, che da ogni parte del cielo apparvero numerosi angeli luminosi, che cantavano: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace in terra agli uomini che Egli ama”.

Poi scomparvero e ritornò il buio in quella notte, e noi restammo come ciechi nella valle piena di oscurità. I fuochi si erano affievoliti. Le pecore tacevano. I cani s’erano acciambellati per terra ed erano tranquilli. Che strano, sembrava che avessero capito anche loro che non c’era motivo di temere.

Lì vicino, sulla costa della collina, erano scavate alcune grotte, che servivano da stalla. Avevano la mangiatoia. Se il Salvatore si fosse trovato in una mangiatoia, avrebbe voluto dire che era nato in una di quelle povere grotte, pensavo. E allora andammo a cercarlo, insieme, come ci aveva detto l’Angelo. Noi trovammo un bambino avvolto in fasce, la giovane madre, avvolta in una coperta, che contemplava la bellezza di quel suo bambino, mentre il padre era pensieroso. Accanto vi erano due animali, un bue e un asino che vi era giunto con i genitori del bambino.

Anche io fissai quel Bambino e il mio cuore s’intenerì. Io sono solo un povero pastore, ma ogni volta che vedo un agnellino mi commuovo, e quel bambino mi parve il più tenero, il più innocente degli agnellini. Non so dire altro. Posso solo aggiungere che non ho mai più provato in vita mia una tenerezza simile a quella provata dinanzi a quel Bambino innocente e gentile».

Ho ritrovato questa delicata narrazione prospettica del Natale e ho subito cercato di attualizzarla, pensando a quanto diversa oggi è la nostra terra, dove pullulano parecchi conflitti tra fratelli, per motivi economici, di prevaricazione, e c’è tanto dolore per la morte di migliaia di innocenti.

Tu, Signore, sii vicino a tutti coloro che soffrono e dona il coraggio a quanti se ne prendono cura.

Buon Natale a tutti voi,

ricolmo di quella pace celeste di cui ancora oggi tutti i popoli della terra hanno tanto bisogno.

padre Danio Mozzi

Presidente A.I.Pa.S.

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