XXXIV Giornata Mondiale del Malato

Quest’anno il titolo scelto per la XXXIV giornata mondiale del malato dell’11 febbraio si rifà alla parabola del Samaritano (Lc 10,25-37), e ci porta alla radice di una fede testimoniata nella cura della fragilità: “La compassione del Samaritano: amare portando il dolore dell’altro”. Nel suo messaggio Papa Leone ci invita a vivere un’esperienza di guarigione che ha uno sguardo più ampio della semplice risoluzione della malattia. Nell’introduzione scrive: “Ho voluto proporre la riflessione su questo passo biblico, con la chiave ermeneutica dell’Enciclica Fratelli tutti, del mio amato predecessore Papa Francesco, dove la compassione e la misericordia verso il bisognoso non si riducono a un mero sforzo individuale, ma si realizzano nella relazione: con il fratello bisognoso, con quanti se ne prendono cura e, alla base, con Dio che ci dona il suo amore”.

Nella prima parte della sua lettera il Papa ci invita a “non passare oltre”, ma a vivere il dono dell’incontro: un incontro vero ed inclusivo in cui non ci chiediamo semplicemente chi è il nostro prossimo, ma impariamo a diventare prossimo attraverso l’esperienza della misericordia che nasce dal legame con Gesù.

Nella seconda parte ci invita a vivere la compassione come tratto distintivo dell’amore attivo, che rende la cura verso le persone fragili non un semplice segmento della missione della Chiesa, ma un’autentica azione ecclesiale. La compassione fa sì che il dolore dell’altro non sia un dolore estraneo, ma sia il dolore che appartiene allo stesso corpo di Cristo di cui siamo membra.

Nella terza parte ci invita a riflettere sul vero amore che è innanzitutto il primato dell’amore per Dio che si traduce nel culto autentico di chi serve il prossimo nei fatti. Anche l’amore di sé si ravviva non nell’ottica del successo e dell’auto-affermazione, ma ponendosi in una relazione con gli altri coraggiosamente solidale.

In un tempo fatto di grandi solitudini abbiamo bisogno che nelle nostre comunità cresca il desiderio di dedicare parte della nostra vita a chi vive il tempo della fragilità. L’esperienza del dolore e della sofferenza interroga profondamente la nostra umanità e il senso della nostra esistenza. Quando il nostro sguardo incontra gli occhi di chi è nel bisogno, non possiamo passare oltre come il levita e il sacerdote, dobbiamo accostarci per ascoltare, sostenere, prenderci e cura e, dove possibile, guarire. Incoraggiamo una pastorale di prossimità che, nelle varie parrocchie, possa creare una rete di attenzione verso quelle situazioni di bisogno, non raramente abbandonate alla loro solitudine. Di questa rete potrebbero far parte anche le cappellanie ospedaliere, gli ambulatori di prossimità e i gruppi di Unità Pastorale in stretta collaborazione con i parroci.

Certamente dovremo responsabilizzare maggiormente le istituzioni, perché ad ogni persona fragile e alla sua famiglia possa essere garantita ogni possibile forma di cura e di sostegno in modo proporzionato e adeguato.

Gian Antonio Dei Tos
Consigliere nazionale AIPaS
Direttore Regione Triveneto per la Pastorale della Salute

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