L'ecologia integrale, cuore dell'Enciclica Laudato si' di Papa Francesco (2015), ci ricorda che "tutto è connesso". Non esiste una crisi ambientale separata da una crisi sociale: il grido della terra e il grido dei poveri sono un unico grido.
Francesco supera il paradigma tecnocratico che vede la natura come semplice risorsa da sfruttare. Propone uno sguardo che tiene insieme ambiente, economia, cultura, vita quotidiana e spiritualità. È l'ecologia integrale appunto: un'ecologia che non si limita a piantare alberi, ma interroga il nostro modello di sviluppo, i nostri stili di vita, le disuguaglianze che genera.
Da qui nasce il concetto di sviluppo umano integrale, già caro a Paolo VI e Benedetto XVI. Uno sviluppo che non si misura solo con il PIL, ma con la dignità della persona in tutte le sue dimensioni. Non è sostenibile uno sviluppo che cura il clima ma dimentica i lavoratori, che innova la tecnologia ma lascia indietro le periferie esistenziali.
Laudato si' al n. 139 è chiara: "Quando parliamo di ambiente facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita". Prendersi cura della casa comune significa allora prendersi cura delle relazioni umane che la abitano.
Costruire territori più connessi e più umani, dove istituzioni, Terzo Settore, volontariato e comunità collaborano, è già ecologia integrale in atto. È la conversione ecologica che diventa conversione comunitaria: passare dall'io al noi, dal consumo alla cura, dall'isolamento digitale alla prossimità concreta.
Nell'orizzonte dell'Anno Internazionale del Volontariato per lo Sviluppo Sostenibile, questa visione è una promessa politica e spirituale: nessuno si salva da solo. Possiamo costruire un futuro più sano solo se avremo il coraggio di custodire insieme persone e pianeta.
Cosimo Derinaldis
Presidente Nazionale Nuova Oari

